L'architettura

Chiese intorno al 1960

(da Carlo Ceschi, "Le Chiese di Roma dagli inizi del neoclassico al 1961" , Cappelli Editore, 1963 )

Un notevole gruppo di chiese di maggior mole, per lo più a carattere parrocchiale di nuovi quartieri urbani, va ricercata per particolari qualità architettoniche e per certe individuate tendenze stilistiche determinate, anche con diversa impostazione, da alcuni architetti più attivi... Pur attraverso le naturali difficoltà di un giudizio troppo immediato su architetture appena attuate, può tuttavia notarsi, nelle ultime espressioni, la diversa tendenza di alcuni architetti prevalentemente portati a soluzioni più rigorosamente tecnicistiche e di altri che utilizzano i nuovi materiali nella ricerca di effetti più luministici ed emotivi.
Gli architetti Enrico LENTI e Mario MURATORI sembrano essere partiti da questa seconda tendenza nel realizzare la chiesa di Santa Francesca Cabrini.

"Il dovere per noi architetti - hanno scritto i progettisti - è che ogni edificio assolva bene le funzioni per cui è sorto, ed abbia un'espressione architettonica che denunci chiaramente la destinazione e lo spirito per cui è stato creato".
La chiesa si presenta infatti per quello che è, nei suoi volumi definitivi e nella facciata aperta come fonte principale di luce. Le strutture in vista murata dell'apparecchiatura in mattoni, sono coronate dal motivo offerto dalle travi scatelari della copertura, aperte sui fianchi e intercalate dalla serie dei doccioni.

La dosatura delle aperture è in funzione dell'ambiente interno in modo da introdurre dall'alto quel tanto di luce radente capace di rendere efficace per chiaroscuro il movimento delle travi del soffitto. La stessa luce è invece filtrata verso il basso dalle pareti interne completamente traforate in modo da acquistare una particolare espressività formale non disgiunta dal compito secondario, ma non trascurabile, di regolare l'acustica.

La chiesa non ancora compiuta (1962 - n.d.r.) troverà il suo migliore assestamento anche cromatico quando il vano absidale potrà ricevere un progettato mosaico destinato a contrapporre la sua minuta policromia a quella delle vetrate della facciata.

Tra le chiese di questo tempo, costruita senza troppa abbondanza di mezzi e senza inutili pretese di grandiosità, sembra questa una delle più notevoli e significative, pre una palese unità architettonica e spirituale che la distingue. Ed è un vero peccato che sia già stata guastata da una controproducente suppellettile divozionale di pessimo gusto, di cui non è certo responsabile l'architetto.