27 settembre 2017

la Santa Francesca Cabrini ‘98 ASD

La prima domanda che pensiamo sorga spontanea e a cui vogliamo rispondere è: cos’è la “Santa Francesca Cabrini ’98 asd”. A noi piace dire che è un Oratorio travestito da Associazione Sportiva dilettantistica. L’Associazione Santa Francesca Cabrini ’98 ASD è attiva come organo che cura l’ambiente oratoriano dal 1998, anche se la storia dello sport come parte integrante della pastorale della parrocchia di Santa Francesca Cabrini in Roma ha radici molto lontane.

Per tutti noi formatori e per i Padri Maristi gli spazi che vengono utilizzati per le attività sportive vogliono essere un luogo di aggregazione e formazione, sia religiosa che umana, essere e diventare un spazio educativo, cioè un luogo dove al centro delle attenzioni sta la crescita umana-cristiana di ogni singolo ragazzo e ragazza, favorendo con proposte concrete, ben strutturate e progressive il cammino di fede.

Nel nostro nuovo statuto abbiamo voluto citare una frase di Papa France-sco perché il nostro progetto educativo per i ragazzi si è fortemente ricono-sciuto nelle sue pa-rolepronunciate ai giovani sportivi:

È importante, cari ragazzi, che lo sport rimanga un gioco! Solo se rimanarticolo oratorioe un gioco fa bene al corpo e allo spirito. E proprio perché siete sportivi, vi invito non solo a giocare, come già fate, ma anche a mettervi in gioco, nella vita come nello sport. Mettervi in gioco nella ricerca del bene, nella Chiesa e nella società, senza paura, con coraggio ed entusiasmo”

Questo è il nostro obiettivo ma realizzarlo non è semplice, è molto complicato trovare il giusto punto di equilibrio tra l’agonismo che stimola e incita i ragazzi e la consapevolezza che un gioco rimane pur sempre un gioco e come tale va considerato. Noi crediamo fermamente che lo sport costituisce una dimensione fondamentale nella vita di un bambino, di un ragazzo e di un uomo poiché è da sempre parabola dell'esistenza con tutte le sue dimensioni: fatica, sana competizione, collaborazione, rispetto degli altri, perseveranza, accettazione di sé, capacità di vivere in modo corretto la vittoria e la sconfitta e che su un campo di pallone è possibile accettare anche l’ingiustizia.

Per queste ragioni, in comunione con il Parroco Padre Franco Messori che ci ha sempre sostenuto, abbiamo scelto di mettere a disposizione del nostro territorio parrocchiale questi spazi – che sono stati ristrutturati nel 2010 – per accogliere i bambini dai 6/7 anni fino ai ragazzi di oltre 20 anni. Quest’anno abbiamo oltre 250 tra bambini e ragazzi suddivisi in 14 squadre che partecipano a vari campionati di calcio, dai campionati organizzati dal CSI – Centro Sportivo Italiano – ai campionati FIGC – Federazione Italiana Gioco Calcio –

I bambini e ragazzi sono seguiti da oltre 40 animatori volontari e qua già si realizza un piccolo miracolo perché le loro età vanno da circa 18 anni fino a padri e madri di famiglia non sempre giovanissimi. Inutile dire che non sempre le idee, gli atteggiamenti, le esperienze coincidono ma di una realtà siamo tutti consapevoli che il fine ultimo e il bene dei ragazzi e che la vita è sempre più grande di un campo da gioco.

Noi riteniamo che lo sport in un ambiente “sano” come la parrocchia possa oggi aiutare molto i giovani che hanno paura della vita e sentono parlare solo di crisi economica, di disoccupazione, di opportunità inesistenti e dove spesso la tentazione di perdere ogni speranza e abbandonarsi ad una facile rassegnazione è più forte del desiderio innato in ognuno di loro di costruirsi un futuro nel quale realizzare i propri sogni. Questo luogo dove giocare, confrontarsi, crescere per non stare sempre a protestare e a lamentarsi, ma essere felici e ringraziare Dio e cercare proprio in Lui quella sicurezza, quella ricerca del senso della vita e quella speranza che ogni giovane desidera.

Abbiamo sempre pensato che lo sport potesse insegnare ai ragazzi una cosa importantissima o perlomeno ricordargli una frase che risuona spesso nel vangelo “non temete” Dio non vuole che abbiamo paura perché la paura ci fa stare fermi e ci impedisce di combattere per quello a cui aspiriamo, di impegnarci veramente, di faticare. E forse quello di cui i giovani ora hanno più di tutto bisogno è riscoprire questa fatica che è necessaria e a cui siamo tutti chiamati per rendere migliore il nostro futuro. La verità è che abbiamo avuto tutto e tutto troppo facilmente, a portata di mano, senza che sia stato necessario sforzarsi. Per raggiungere le cose più importanti e che contano è necessario che mescoliamo il nostro impegno e le energie che ci spendiamo con la fiducia nella provvidenza.

In questo percorso che cerchiamo di realizzare con i ragazzi molto importante è l’educazione alla sconfitta, impresa ardua in un mondo che considera solo i vincitori. È difficile perdere senza considerarsi perdente, senza trovare sempre scuse o il capro espiatorio, ma imparare a riconoscere i propri limiti le proprie debolezze capire che si può cadere e rialzarsi che esiste la solidarietà dei compagni e che insieme si può sempre migliorare. Così come molto importante è far capire ai ragazzi che una vittoria non deve mai sfociare nell’arroganza.

Il nostro campo da calciotto i due campi da calcetto e i piccoli locali al coperto costituiscono il perimetro del mai tramontato “cortile della parrocchia” luogo di accoglienza, di amicizia dove poter vivere in allegria e dove è possibile avere dei rapporti di confidenza, familiari e dove è possibile ricevere anche un invito ad una vita cristiana più coinvolgente nella nostra storia di tutti i giorni.

Fondamentale è stato nella realizzazione di tutto questo avere a disposizione un luogo accogliente, bello, pulito, luminoso e in questo l’aiuto maggiore lo abbiamo avuto dal Parroco che mai ha mancato di aiutarci in tutti i modi. Il secondo pilastro su cui questo si mantiene è la disponibilità di tutti i volontari che ci aiutano quelli che qualcuno ama definire “alleducatori”, però proprio perché sempre la nostra vita è segnata da incontri con delle persone reali che in qualche modo entrano e contribuiscono a scrivere la nostra storia vorrei nominare alcuni che in modo particolare identificano la nostra Associazione.

Giuseppe, detto Peppone non perché ricordi il mitico personaggio di Guareschi ma per la sua “mole”, lui è certamente un’insostituibile presenza il punto di riferimento per gli educatori e per i ragazzi.

Assunta, la nostra economa che riesce sempre a tenere il timone della borsa della “spesa” riuscendo, ancora non abbiamo capito come, a coniugare la rigida logica dei numeri con il suo grande cuore e la capacità di venire sempre incontro alle necessità di tutte le famiglie.

Lorenzo, direttore sportivo che forse sarebbe meglio chiamare “parafulmine”. È lui che ogni giorno oltre ad organizzare allenamenti, partite, tornei per 14 squadre di inesperti aspiranti Spalletti, deve rispondere a disguidi, incomprensioni e cambi di programma.

articolo oratorio2Annalisa, se non ci fosse bisognerebbe inventarla per la sua disponibilità e la capacità di capire gli stati d’animo e le aspettative di genitori e ragazzi, tutto questo con la sensibilità di una mamma che vuole sempre il bene di tutti i ragazzi come fossero suoi figli.

Andrea, basterebbe definirlo l’ingegnere, non solo perché sa come mantenere una struttura come questa ma perché la sua razionalità, non sterile, aiuta tutti nei loro compiti e poi uno spirito di servizio come il suo è difficile da incontrare.

Gino, il desiderio di vincere, la tenacia, il suo elevato agonismo…. ma anche un esempio per i ragazzi che lo hanno visto arrabbiato, infuriato ma poi sempre pronto a ricominciare e a rimettersi in gioco.

E come direbbero gli anglosassoni ultima ma non ultima Carmela, la presenza costante, la memoria storica di mille volti e mille ragazzi che hanno frequentato questo luogo, l’arcigna custode dei palloni ma allo stesso tempo una figura rassicurante e protettiva per tutti.

Tanti tornei importanti, tante coppe vinte, tante sconfitte dolorose ma lo spirito della “parrocchietta” è sempre lo stesso, quando Carmela intima lo spegnimento dei fari chi perde alza il grido “avanti ragazzi chi fa questo goal vince”.